“Il ghiaccio di bar e ristoranti deve essere gestito in sicurezza. Scopri cosa controllare su acqua, macchina del ghiaccio, pulizia, manipolazione e HACCP.
”Il ghiaccio è un alimento: cosa deve controllare il titolare per evitare contaminazioni
Una bibita. Un cocktail. Un bicchiere d’acqua.
Il cameriere prende alcuni cubetti dalla macchina del ghiaccio e li mette direttamente nel bicchiere del cliente.
Un gesto normalissimo.
Ma c’è una domanda che ogni titolare di bar, ristorante, hotel o attività di somministrazione dovrebbe farsi:
quando è stata controllata e pulita correttamente l’ultima volta la macchina del ghiaccio?
Perché quel cubetto trasparente non è un elemento decorativo.
Il ghiaccio destinato al consumo o che entra in contatto con gli alimenti deve essere gestito come parte del sistema di sicurezza alimentare dell’impresa.
E la sicurezza non dipende soltanto dall’acqua utilizzata.
Dipende anche da come il ghiaccio viene prodotto, manipolato e conservato.
Cosa dice la normativa sul ghiaccio alimentare?
Il riferimento principale è molto chiaro.
Il Regolamento (CE) n. 852/2004, nell’Allegato II, Capitolo VII dedicato al rifornimento idrico, stabilisce che il ghiaccio che entra in contatto con gli alimenti o che potrebbe contaminarli deve essere ottenuto da acqua potabile.
È prevista una specifica eccezione per il ghiaccio utilizzato nella refrigerazione dei prodotti della pesca interi, per il quale può essere impiegata acqua pulita secondo le condizioni previste dalla normativa.
Ma il Regolamento aggiunge un secondo elemento fondamentale:
il ghiaccio deve essere fabbricato, manipolato e conservato in modo da evitare ogni possibile contaminazione.
Il problema, quindi, non finisce con:
“L’acqua dell’acquedotto è potabile”.
Bisogna considerare l’intero processo che porta l’acqua a diventare il cubetto che arriva nel bicchiere del cliente.
Per approfondire è possibile consultare il Regolamento (CE) n. 852/2004 su EUR-Lex.
Il punto debole può essere proprio la macchina del ghiaccio
Pensiamo al percorso dell’acqua.
Entra nell’impianto.
Attraversa la macchina.
Diventa ghiaccio.
Il ghiaccio viene raccolto nel vano di deposito.
Qualcuno apre lo sportello.
Utilizza una paletta.
Preleva i cubetti.
Li mette nel bicchiere.
Ognuno di questi passaggi deve essere gestito in condizioni igieniche adeguate.
La macchina del ghiaccio è quindi un’attrezzatura che deve essere inserita nel sistema di gestione igienica dell’attività.
Non basta che esternamente sembri pulita.
Occorre considerare, in funzione della macchina e dell’organizzazione aziendale, anche le parti interne accessibili e interessate dal processo, il contenitore del ghiaccio, le superfici a contatto, le modalità di pulizia e sanificazione e le indicazioni del produttore dell’attrezzatura.
Primo controllo: da quale acqua viene prodotto il ghiaccio?
Quando il ghiaccio è destinato a entrare in contatto con alimenti o bevande, la qualità dell’acqua utilizzata è il primo elemento da considerare.
Il Regolamento europeo richiede, nei casi ordinari, l’impiego di acqua potabile.
Ma l’OSA deve conoscere anche il proprio impianto.
Per esempio:
- da dove arriva l’acqua;
- se sono presenti filtri o altri sistemi di trattamento;
- se questi dispositivi richiedono manutenzione;
- se sono rispettate le indicazioni previste per l’attrezzatura;
- se sono intervenute modifiche all’impianto idrico.
L’obiettivo non è creare altra burocrazia.
È evitare che un elemento apparentemente secondario diventi una possibile fonte di contaminazione.
Secondo controllo: come viene pulita la macchina del ghiaccio?
Questa è una delle domande più importanti.
Chi pulisce la macchina?
Come viene pulita?
Con quali prodotti e secondo quali modalità?
La procedura tiene conto delle indicazioni del fabbricante?
Pulizia e, quando necessaria, disinfezione devono essere organizzate nell’ambito delle procedure igieniche dell’attività.
Non è corretto indicare una frequenza universale valida per qualsiasi macchina e qualsiasi ristorante.
La gestione deve essere definita considerando almeno:
- caratteristiche dell’attrezzatura;
- intensità di utilizzo;
- indicazioni del produttore;
- condizioni ambientali;
- analisi dei pericoli dell’attività;
- risultati delle verifiche effettuate.
Una procedura HACCP efficace deve essere applicabile alla realtà dell’impresa, non copiata automaticamente da quella di un’altra attività.
Terzo controllo: come viene prelevato il ghiaccio?
Anche una macchina correttamente gestita può perdere efficacia se il ghiaccio viene manipolato male.
Un esempio semplice è la paletta utilizzata per il prelievo.
Dove viene conservata?
Viene appoggiata su superfici potenzialmente sporche?
Viene lasciata dentro il ghiaccio senza aver valutato se quella modalità sia igienicamente adeguata?
Viene manipolata con mani non pulite?
Il ghiaccio pronto per il consumo deve essere protetto dalle possibili contaminazioni durante tutte le operazioni di manipolazione.
Lo stesso principio vale per recipienti, contenitori e utensili che entrano in contatto con esso.
Quarto controllo: il vano di deposito è davvero sotto controllo?
La produzione del cubetto è soltanto una parte del processo.
Dopo essere stato prodotto, il ghiaccio rimane normalmente all’interno di un vano o contenitore prima dell’utilizzo.
Anche questa fase deve essere considerata.
Il deposito deve essere gestito in condizioni tali da proteggere il ghiaccio dalla contaminazione.
Per questo è utile verificare periodicamente almeno:
stato igienico → condizioni delle superfici → modalità di apertura e prelievo → presenza di residui o anomalie → corretta manutenzione dell’attrezzatura.
Se emerge un problema, non basta necessariamente pulire ciò che è visibile.
Occorre comprenderne la causa e valutare le azioni necessarie.
“Ma la macchina produce ghiaccio continuamente: perché dovrebbe sporcarsi?”
È proprio questo ragionamento che può portare a sottovalutare il problema.
Acqua potabile in ingresso non significa automaticamente ghiaccio sempre sicuro in uscita.
Tra l’ingresso dell’acqua e il bicchiere del cliente esistono un’attrezzatura, superfici, componenti, manipolazioni e persone.
Per questo la normativa non si limita alla qualità dell’acqua.
Richiede che il ghiaccio sia anche fabbricato, manipolato e conservato evitando possibili contaminazioni.
Il ghiaccio deve comparire nel Manuale HACCP?
La domanda corretta è leggermente diversa:
la produzione e l’utilizzo del ghiaccio sono stati considerati nell’analisi dell’attività e nelle procedure di autocontrollo?
Se un ristorante o un bar produce abitualmente ghiaccio destinato alle bevande o al contatto con alimenti, questa attività non dovrebbe essere ignorata.
Il sistema HACCP deve rappresentare ciò che accade realmente nell’impresa.
Il Ministero della Salute rende inoltre disponibile un Manuale di corretta prassi igienica per la produzione di ghiaccio alimentare, che contempla anche esercizi quali alberghi, ristoranti, bar, pescherie, fast food e catering che producono ghiaccio per autoconsumo nell’ambito della propria attività.
Una prova semplice da fare oggi nel tuo locale
Se gestisci un bar, ristorante, hotel o altra attività che produce ghiaccio, prova a fare questo controllo.
Vai davanti alla macchina e chiediti:
1. Chi è responsabile della sua pulizia?
2. La persona incaricata sa esattamente come effettuarla?
3. Esiste una procedura coerente con la macchina realmente utilizzata?
4. Sappiamo quando sono stati effettuati gli ultimi interventi previsti?
5. Filtri ed eventuali sistemi di trattamento dell’acqua sono gestiti correttamente?
6. Paletta e contenitori sono utilizzati e conservati in condizioni igieniche?
7. Se domani emergesse un’anomalia, il personale saprebbe cosa fare?
Se alcune risposte sono “non lo so”, hai individuato qualcosa che merita di essere verificato.
Non significa automaticamente che l’attività sia irregolare.
Significa che il sistema può essere migliorato.
Dal ghiaccio al sistema HACCP: il Metodo 3A™
È proprio sui piccoli processi quotidiani che si misura l’efficacia dell’autocontrollo.
Nel nostro Metodo 3A™ lavoriamo su tre livelli.
ALLENA
Chi utilizza la macchina deve sapere come comportarsi correttamente.
Non basta consegnare una procedura: le persone devono comprenderla e applicarla.
ALLINEA
Ciò che è scritto nel Manuale HACCP deve corrispondere a ciò che succede realmente nel locale.
Se arriva una nuova macchina, cambia l’impianto o cambia una procedura, bisogna verificare se il sistema di autocontrollo continua a rappresentare correttamente l’attività.
ASSICURA
Il sistema deve continuare a funzionare nel tempo.
Controlli, manutenzione, procedure e verifiche servono proprio a questo.
Il Polo HACCP della Sardegna™
La sicurezza alimentare non è fatta di documenti isolati.
È un sistema che comprende organizzazione, procedure, persone, attrezzature e controllo.
È questa la filosofia del Polo HACCP della Sardegna™: aiutare le imprese alimentari a costruire sistemi di autocontrollo concretamente applicabili alla propria realtà.
Hai un bar o un ristorante a Cagliari?
Se utilizzi una macchina del ghiaccio e non sai se la sua gestione è correttamente inserita nel tuo sistema HACCP, può essere utile verificare non soltanto l’attrezzatura, ma l’intero processo.
626 School affianca ristoranti, bar e imprese alimentari nella gestione di Manuale HACCP, procedure, formazione, verifiche e assistenza.
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L’obiettivo non è aggiungere moduli.
È individuare i punti deboli prima che diventino problemi.
FAQ – Ghiaccio e HACCP
Il ghiaccio è considerato nell’ambito della sicurezza alimentare?
Sì. Il Regolamento (CE) n. 852/2004 disciplina espressamente il ghiaccio che entra in contatto con gli alimenti o che potrebbe contaminarli e stabilisce requisiti relativi all’acqua utilizzata e alle condizioni di produzione, manipolazione e conservazione.
Il ghiaccio per cocktail e bevande deve essere prodotto con acqua potabile?
Il Reg. 852/2004 prevede che il ghiaccio che entra in contatto con alimenti o potrebbe contaminarli sia ottenuto da acqua potabile. La normativa contempla una specifica eccezione per il ghiaccio utilizzato per refrigerare prodotti della pesca interi, che può essere prodotto con acqua pulita alle condizioni previste.
Ogni quanto bisogna pulire la macchina del ghiaccio?
Non è corretto indicare una frequenza universale valida per qualsiasi attività e qualsiasi macchina. Il programma deve essere adeguato alla situazione concreta, tenendo conto delle caratteristiche e dell’utilizzo dell’attrezzatura, delle indicazioni del fabbricante e delle procedure definite nell’ambito del sistema di autocontrollo.
Basta utilizzare acqua potabile per avere ghiaccio sicuro?
No. La normativa richiede anche che il ghiaccio sia fabbricato, manipolato e conservato in condizioni tali da evitare contaminazioni. La gestione dell’attrezzatura e le modalità di manipolazione sono quindi importanti.
La macchina del ghiaccio deve essere considerata nel sistema HACCP?
Quando la produzione e l’utilizzo del ghiaccio fanno parte dell’attività alimentare, il relativo processo deve essere considerato nell’ambito dell’analisi dei pericoli e delle procedure di autocontrollo pertinenti alla realtà aziendale.
Anche la paletta del ghiaccio è importante?
Sì. Utensili e superfici che entrano in contatto con il ghiaccio devono essere gestiti igienicamente per evitare che diventino una fonte di contaminazione.
La sicurezza alimentare si vede anche nelle piccole cose
Una macchina del ghiaccio può sembrare un dettaglio.
Ma la sicurezza alimentare è fatta proprio di dettagli gestiti bene ogni giorno.
Acqua sicura. Attrezzatura pulita. Procedure corrette. Personale preparato.
Perché il ghiaccio che finisce nel bicchiere del cliente ha già attraversato una parte importante del tuo sistema HACCP.
E anche quel cubetto racconta come gestisci la sicurezza alimentare nel tuo locale.





